Trekking al Doi Inthanon e giornata con gli elefanti

Prosegue la nostra permanenza nel nord della Thailandia (se non avete letto la prima parte su Chiang Mai ecco qui il link). In questo articolo usciamo da Chiang Mai per trascorrere un paio di giorni nella foresta pluviale, sulla montagna più alta del Paese e nella campagna con gli elefanti. Anche se non avete intenzione di dormire fuori Chiang Mai non preoccupatevi, perché quelle descritte sono tutte attività fattibili anche in giornata.

GIORNO 9 – PARCO NAZIONALE DEL DOI INTHANON: TREKKING, CASCATE e TEMPIO IMMERSI NELLA FORESTA PLUVIALE

La mattina lasciamo l’hotel (dove gentilmente ci tengono i bagagli) perché le due notti successive le passeremo in un bellissimo posto fuori città. Ci avviamo con il motorino affittato il giorno prima verso quella che, senza dubbio, è stata l’avventura più folle di tutto il viaggio.

Per arrivare percorriamo ben 100 km, 2 ore di strada su google maps che però per noi sono diventate più di 3 perché viaggiamo su uno scooter 125cc; in due; e in salita sui ripidi tornanti della montagna più alta della Thailandia. Negli ultimi tornanti lo scooter faceva davvero fatica ad andare avanti.

Vi consigliamo di scegliere il motorino solo se ve la cavate molto bene con strade, mappe e orientamento; in caso contrario vi invitiamo caldamente a evitare questa soluzione avventurosa  e optare per un tour organizzato da Travel Hub Chiang Mai (lo stesso sito con il quale abbiamo prenotato il giro a Chiang Rai – leggete l’articolo per saperne di più – e che avremmo scelto se avessimo avuto intenzione di tornare a dormire a Chiang Mai).

Il motorino, tuttavia, ci permette di avere più libertà nel nostro itinerario e fermarci dove volevamo. All’interno del parco nazionale del Doi Inthanon vediamo le cascate del Wachirathan e altre di minor bellezza;

Cascate del Watchiratan

Il Kew Mae Pang Nature Trail,che non è possibile percorrere da soli perché è obbligatorio essere accompagnati da una guida locale (50 bath/1,30€ in due). Non perché sia utile, infatti la nostra non spiccica una parola di inglese, ma più che altro per trovare un impiego alla comunità locale.

Doi Inthanon Nature Trail

Saliamo poi sul punto più alto della montagna del Doi Inthanon e quindi di tutta la Thailandia, dove c’è un breve percorso su una passerella in legno immersa nel verde e ricoperta di muschio. Consiglio: portatevi una felpa perché, anche se generalmente in Thailandia fa caldo, sarete comunque a un’altitudine di 2565 metri.

Sulla strada del ritorno, scendendo dal Doi Inthanon, ci fermiamo infine a visitare il complesso dei Twin Chedi dedicati al re e alla regina, costruiti, rispettivamente, per onorare il 60° anniversario di compleanno del re Bhumibol Adulyadej nel 1987, e il 60 ° anniversario di compleanno della regina Sirikit nel 1992.

Il giardino che circonda i due chedi è curatissimo e decorato con ogni tipo di fiore colorato, ci sono un laghetto e un ponticello: uno scenario davvero molto incantevole e rilassante dove passeggiare e scattare qualche bella foto.

Una volta terminato il tour ci avviamo verso il luogo in cui passeremo la notte ma durante il tragitto foriamo una gomma e passiamo le successive 4 ore a dubitare che avremmo superato la notte incolumi. Se vi interessa saperne di più della nostra serata da incubo/avventura leggete di seguito, se no andate direttamente al giorno 10.


Serata da incubo/avventura: per 2 ore girovaghiamo a vuoto, con una gomma bucata, per la campagna più desolata della Thailandia. Per rendervi l’idea: c’è una casa (o sarebbe meglio dire baracca) ogni 500 metri o più. Le uniche persone che troviamo sono dei ragazzi con una piccola officina casalinga che tentano di aggiustare il buco rimuovendo la vite che era infilata dentro e riavvitandone un’altra più grossa. Per ovvi motivi la cosa non funziona e proseguiamo in cerca d’aiuto prendendo strade sbagliate e allontanandoci sempre di più dalla nostra meta. Inizia a fare buio, non abbiamo più idea di dove siamo e dove stiamo andando e intorno è pieno di campi nei quali si aggirano cani randagi e chissà cos’altro. Fa sempre più buio e la strada, ovviamente, non è illuminata.

Poi tutto ad un tratto arriva il colpo di fortuna: ci fermiamo a chiedere aiuto ad un thai per strada; nessuno spiccica neanche una parola di inglese eppure quel santo capisce che siamo italiani e ci porta a casa dell’unico italiano presente nel raggio di non sappiamo quanti km. Si tratta di un milanese sulla quarantina che ha sposato una thailandese ed è venuto a vivere in uno dei posti più sperduti della Thailandia. L’unico occidentale di tutto il villaggio, e di chissà quanti altri attorno, lo becchiamo noi. Cosi perdiamo un altro paio d’ore nel tentativo di aggiustare la gomma. Il nostro concittadino mobilita mezzo villaggio e noi ci sentiamo super in colpa per il fastidio che stiamo creando, ma anche tanto tanto grati. Alle 9 di sera viene chiamato in nostro soccorso anche il figlio del capo del villaggio che sembra intendersene di motori. Alla fine ci rinunciano tutti: la gomma è irrecuperabile. Così, l’italiano, la moglie e un loro amico con un pick-up ci caricano con tutto il motorino e ci portano finalmente al Chai Lai Orchid: la nostra destinazione.

Durante il tragitto abbiamo così la rara opportunità di parlare con una persona veramente del posto e ottenere le risposte alle curiosità che avevamo sulla cultura e il modo di vivere Thai.

Finisce così la nostra avventura. Andiamo a dormire stanchissimi e increduli di essere stati tanto fortunati da aver trovato proprio un connazionale in un luogo in cui la probabilità era pari a zero e nel momento in cui ne avevamo più bisogno! Ripensandoci ora non sappiamo neanche quale sia il nome del nostro “salvatore”; nell’agitazione del momento non ci siamo neanche presentati ma anche senza sapere il suo nome gli saremo eternamente grati.


GIORNO 10 – TREKKING e GIORNATA CON GLI ELEFANTI

Il giorno dopo ci svegliamo nel posto più atteso di tutta la vacanza: il Chai Lai Orchid, un eco-lodge che condivide gli spazi con un campo per elefanti.

In Asia la maggior parte degli elefanti vive in cattività. Per migliaia di anni questi animali sono stati addomesticati, maltrattati e picchiati a servizio dell’industria turistica. Quante volte avete visto foto di turisti sorridenti comodamente seduti su una sedia sul dorso degli elefanti? Fino a poco tempo fa, e forse ancora adesso, l’idea di un esperienza con gli elefanti in Thailandia è stata associata a quella di trekking sul loro dorso. Tuttavia questi maestosi animali non sono fatti per trasportare turisti e lavorare più di 14 ore al giorno. Le sedie sono per loro causa di sofferenze; gli creano delle piaghe, perché sono costretti a tenere queste selle tutto il giorno, o delle ferite perché sotto l’imbottitura potrebbero fermarsi pietre o detriti.

Purtroppo non è possibile immaginare di restituirgli la libertà perché dopo tanti anni di cattività non saprebbero sopravvivere e, inoltre, a differenza dell’Africa, in Asia non esiste molto spazio perché possano essere completamente liberi.

Fortunatamente però, si sta diffondendo una nuova sensibilità verso questo tipo di turismo e stanno comparendo sempre più posti che cercano di salvare gli elefanti da questo terribile destino. Uno tra questi è il Chai Lai Orchid che sorge vicino ad una compagnia turistica cinese che sfrutta gli elefanti.  L’obiettivo di questa eco-lodge è quello di ridurre il più possibile l’orario di lavoro degli elefanti  che appartengono a questa compagnia. Quando un turista paga il Chai Lai per l’esperienza con gli elefanti, in realtà paga l’altro campo per avere la possibilità di tenere l’elefante al Chai Lai e sottrarlo, così, a una mezza giornata di sfruttamento.

L’obiettivo finale del Chai Lai sarebbe quello di avere una richiesta tanto alta da riuscire ad affittarli per l’intera giornata, tutti i giorni, e ridurre, così, lo sfruttamento a zero.

Bene, ho finito con lo spiegone! Ora posso passare a raccontarvi in cosa consiste una tipica giornata al Chai Lai Orchid.

Premetto che ci sono varie soluzioni e pacchetti tra i quali scegliere: trekking nella foresta, fare il bagno con gli elefanti, bamboo rafting, ecc.. Inoltre il bello di questo posto è che anche quando non si hanno attività in programma c’è sempre la possibilità di andare a trovare gli elefanti che si riposano e osservarli o interagire con loro liberamente.

Noi cominciamo la giornata con un trekking molto interessante anche se non bello come quello al Doi Inthanon. Grazie alla guida dotata di grandi skills di sopravvivenza – un Bear Grylls thailandese per intenderci – Mirko ha assaggiato delle formiche al gusto di limone raccogliendole vive da una pianta; abbiamo scoperto alcune foglie che, se spezzate, rilasciano un liquido di un rosso molto intenso che i ladyboy utilizzano al posto del rossetto; abbiamo stanato dei serpenti con una fionda e visitato il villaggio di una tribù locale tutt’altro che turistico.

A metà giornata ci siamo fermati a pranzare in un accampamento lungo il fiume, dove io ho “imparato” l’arte di tessere sciarpe da una graziosissima signora thai.

Al termine del trekking torniamo al Chai Lai Orchid facendo bamboo rafting. Ci facciamo trasportare dalla corrente del fiume su una tavola di bamboo che attraversa la foresta: sulle sponde del fiume solo verde incolto e sulle nostre teste le cime degli alberi che ricadono sull’acqua. La corrente non era affatto forte perché non era periodo di piena e quindi è stato un momento molto rilassante.

bamboo rafting doi inthanon

Finalmente è arrivato il momento che aspettavamo con più ansia: possiamo passare un po’ di tempo con gli elefanti. La prima attività è il “bareback riding”, cioè la cavalcata sul dorso senza sella. In questo modo il peso è ridotto al minimo e l’animale non dovrebbe patire.

In realtà, col senno di poi, questa attività avremmo anche potuto evitarla. Nonostante dia la possibilità di sentire, ad ogni passo, tutta la potenza dell’elefante, non dà poi molta soddisfazione guardargli il “capoccione”. La cosa più bella è stargli accanto e interagire con loro senza l’intervento dei mahout (gli addestratori).

Infatti, appena finito il giro andiamo al di là del fiume, nello spazio in cui gli elefanti possono riposare. Qui proviamo a interagire con loro: li accarezziamo, giochiamo con loro attraverso la proboscide e Mirko si fa anche assaggiare un po’ da DeeDee (guardate la foto se non ci credete!).

Questo è in assoluto il momento migliore, l’attività che ci dà maggiore soddisfazione e dalla quale impariamo di più su questi animali così maestosi.

Chia Lai Orchid ecolodge elefanti

Avete idea di quanto sia difficile dire “basta”, mettere fine ad un momento così bello e lasciarsi alle spalle un’esperienza simile?? É davvero difficilissmo, fidatevi! Quindi, non riuscendo proprio a salutare gli elefanti per andare a cena, decidiamo di sederci semplicemente a guardarli finché non tramonta il sole.

Chai lai Orchid chiang mai elefanti thailand

Osservare questi animali è talmente bello che non ci rendiamo conto del tempo che passa e in un attimo il sole tramonta.

La mattina seguente ci alziamo presto per fare il bagno nel fiume con Dee Dee, un’elefantessa cucciola molto giocherellona. La spazzoliamo e ci facciamo dare qualche bacio umido con la sua proboscide.

Alla fine arriva il momento più triste e straziante di tutto il viaggio: dobbiamo lasciare gli elefanti. Saremmo rimasti volentieri un’intera settimana ma il resto del viaggio ci attende. Così li salutiamo a malincuore sapendo che non li rivedremo più per moltissimo tempo.

Per tornare a Chiang Mai ci facciamo caricare il motorino (che nel frattempo, vi ricordiamo, ha sempre una gomma bucata) su un songtahew che ci riporta in città dove lo facciamo riparare in 5 minuti e al costo di 5 euro. Restituito il motorino recuperiamo i bagagli che avevamo lasciato in hotel e andiamo in aeroporto per prendere un volo con destinazione Krabi.

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