Visita a Skoura e Aït Ben Haddou

GIORNO 7 – ARRIVO A SKOURA e CENA A LES JARDINS DE SKOURA

La terza e ultima parte del nostro viaggio on the road comincia con Skoura: una delle oasi più famose del Marocco. Ci troviamo a pochi chilometri a sud delle montagne dell’Alto Atlante e a 35 km da Ourzazate.

Qui a Skoura ci concediamo una notte in una delle sistemazioni più belle di tutto il viaggio: Les Jardins de Skoura (80€ a notte via Booking.com). L’unico modo che ci viene in mente per descrivere questo posto è paragonarlo ad un paradiso terrestre; se mi dovessi immaginare il giardino dell’Eden probabilmente sarebbe così.

Il giardino dell’hotel è curato in ogni minimo dettaglio: dall’area piscina al prato verde e morbido sul quale viene voglia di camminare a piedi nudi; dalla zona relax, con le amache appese agli ulivi, alle bellissime terrazze dalle quali è possibile vedere i palmeti che circondano la struttura. Si tratta davvero di un’oasi nell’oasi.

Il tempo di posare le valigie nella nostra stanza e veniamo accolti con un tè e dei biscotti serviti in questo ambiente bucolico con gli uccellini cinguettanti e le lanterne in terracotta ai lati del passaggio in ghiaia.

Insomma, un connubio perfetto tra il calore degli ambienti marocchini e l’ordine europeo dato dal tocco della proprietaria francese.

Mentre il sole scende e la luce del tramonto rende tutto più suggestivo, noi ne approfittiamo per rilassarci un po’ dopo il trekking mattutino (vedi articolo precedente sulle Gole del Todra) in compagnia dei cani della proprietaria che sembrano essersi già affezionati.

 

La sera prendiamo posto in un angolo del giardino per una romantica cena a lume di candela con varie portate.

Il menu prevede varie mezze secondo la tradizione ma molto più particolari e curate del solito, una vellutata di piselli e menta e una grigliata mista di carne.

La cena è obbligatoria per i clienti dell’hotel (anche perché nei dintorni non c’è altro) e costa 40€ a coppia.

GIORNO 8 – VISITA ALLA KASBAH DI AMERHDIL e AIT BEN HADDOU

La mattina seguente facciamo colazione in terrazza e ci godiamo ancora un attimo la quiete di questo paradiso finché non arriva il momento di ripartire.

La valle di Skoura viene anche chiamata “valle delle mille kasbah” perché ricca appunto di queste strutture tipiche del Marocco. Le Kasbah sono case fortificate di terra e fango compattati, all’interno delle quali vivono una o più famiglie.

La più importante nella zona di Skoura è la Kasbah Amerhdil, che si trova a meno di 10 minuti dall’hotel, risalente al 1600 e strutturata su 6 piani.

 

Quando arriviamo davanti alla kasbah chiedete di Reda, un giovane ragazzo marocchino molto colto che parla un buonissimo italiano. Scopriamo il suo nome su Tripadvisor dove viene nominato con mille elogi in quasi tutte le recensioni sulla kasbah. In effetti Reda saprebbe far appassionare anche i meno interessati: conosce ogni dettaglio della valle e della kasbah in cui vive. Parte di essa infatti è di proprietà della sua famiglia da generazioni e lui stesso contribuisce alla restaurazione con i suoi risparmi e con qualche donazione dei viaggiatori.

L’ingresso costa 10 MAD a testa più 50 di guida, in totale spendiamo 70 MAD (6€) in due. La guida è fondamentale per capire qualcosa della visita, altrimenti fareste un giro all’interno della Kasbah e ne uscireste senza saperne nulla di nuovo.

Attenzione però perché sono presenti due entrate una di fianco all’altra con due gestioni differenti, quindi per evitare fregature chiedete subito di Reda!

Terminata la visita alla Kasbah lasciamo Skoura per dirigerci verso una delle mete più conosciute e fotografate del Marocco: Aït Ben Haddou.

Prima di arrivare ci fermiamo a Ourzazate perchè sulla strada principale di trovano diversi ATM per prelevare.

Per la notte ad Aït Ben Haddou abbiamo prenotato una stanza a Chez Brahim per 36€ tramite Booking.com. L’hotel è senza troppe pretese ma dispone di diverse camere con una vista ineguagliabile sulla kasbah; dispone inoltre di una terrazza panoramica sulla quale, meteo permettendo, è possibile fare colazione.

Arriviamo per le h 16:00, giusto il tempo di posare i bagagli e partire subito a esplorare la casba. In realtà, come abbiamo imparato da Reda la mattina,  è una Ksar, cioè un villaggio fortificato composto da un insieme di kasbah.

Per raggiungerla attraversiamo il fiume in secca e arriviamo all’ingresso (una piazzetta) dove una donna ci fa pagare il biglietto e, nello stesso momento, accade qualcosa di strano: si avvicina un signore chiedendoci quale lingua preferiamo, comportandosi come una guida. Quello che non capiamo subito è che questo personaggio si stava imponendo in modo subdolo offrendo un servizio di guida senza che nessuno glielo avesse chiesto. La cosa che più ci infastidisce è la becera tattica che fa sembrare il suo servizio parte integrante del biglietto appena pagato, per poi rivelarsi dopo pochi minuti l’ennesima furbata per spillare qualche soldo. Alla prima occasione, arrivati sulla cima del villaggio, ci sbarazziamo della scomoda presenza dandogli il minimo sindacabile (20MAD) e proseguiamo il giro da soli. In realtà se vi dovesse interessare una guida potrebbe risultare comunque utile ingaggiarne una soprattutto per farsi raccontare qualche aneddoto sui vari set dei film che si sono susseguite negli anni; abbiamo colto l’occasione per sapere qualcosa in più sulle recenti riprese di Game of Thrones. Per i fan della serie: Aït Ben Haddou è stata la location di Yunkai, la città che Daenerys libera dalla schiavitù nella terza stagione.

Ci godiamo un po’ la vista dalla cima (anche se la vista migliore si ha dalla sponda opposta al villaggio).

Poi scendiamo per raggiungere un punto perfetto per gli instagrammers: una terrazza strategica con qualche tavolino da tè e una vista molto bella. Ci accomodiamo, sorseggiamo tè e scattiamo qualche foto finché non arriva il momento di andare.

ATTENZIONE: quando andiamo a pagare (20 MAD) il proprietario dice che non ha il resto e ci propone di acquistare una delle bigiotterie che ha esposte in casa sua, così siamo costretti a lasciargli 50 MAD interi non avendo pezzi più piccoli. In generale in Marocco cercate sempre di avere a disposizione ogni taglio possibile perché è una tecnica che adottano spesso per costringervi a lasciargli più del dovuto.

Amareggiati per il trattamento generale di queste persone, che fanno di tutto per ingannare e sfruttare i turisti, usciamo dalla fortezza e torniamo in hotel. Infatti il balcone fuori dalla nostra stanza sembra il luogo perfetto dal quale ammirare le luci del tramonto che dipingono di rosso la kasbah più famosa del Marocco.

La mattina seguente ci alziamo presto per vedere il villaggio all’alba dalla terrazza dell’hotel.

Poco dopo ci accomodiamo sulla terrazza per la colazione e torniamo un’ultima volta sul fiume in secca davanti alla kasbah per scattare ancora qualche foto (se non lo avete ancora capito…si! Abbiamo fatto un mucchio di foto).

Finito lo “shooting fotografico” saliamo in macchina e ripartiamo in direzione Marrakech, la nostra meta finale del viaggio, che raggiungeremo nel tardo pomeriggio.

La strada più corta per raggiungere Marrakech comporterebbe ripercorrere la strada fatta per raggiungere Aït Ben Haddou il giorno prima fino a tornare sulla strada principale (N9) che in 3 ore e mezza vi farà raggiungere il centro città.

Quello che invece vi consigliamo di fare è fare il contrario, ovvero proseguire sulla strada in direzione Télouet. La strada è in parte asfaltata, in parte sterrata e si insinua tra le valli dell’alto atlante attraverso panorami e viste meravigliose.

Se una strada avventurosa e mozzafiato non basta a convincervi sappiate che non è tutto; a Télouet infatti, si trova una vera e propria perla nascosta dell’architettura marocchina.

Questa kasbah è paragonabile a un’ostrica: osservandola esternamente sembrerà non meritare assolutamente la visita ma all’interno nasconde stanze con pareti interamente ricoperte da bellissimi zelji in perfetto stato che vi lasceranno senza parole.

La visita può essere fatta anche senza l’ausilio di una guida.

 

Una volta terminato proseguiamo sulla stessa strada fino ad incrociare la N9 che avremmo percorso interamente se non avessimo deciso di proseguire per Télouet però all’altezza del passo Tizi n’Tichka, per la cronaca, il passo più alto dell’intero paese con i suoi 2260 metri di altitudine. Da li in poi, tutto in discesa fino a Marrakech.

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