Salire sul Kjeragbolten: la roccia incastrata sul fiordo norvegese

Atterrati all’aeroporto di Stavanger con il nostro volo Norwegian da Oslo, raggiungiamo il centro della città con un pullman della compagnia Flybussen (ne parte uno ogni 20 minuti) che in mezz’ora ci porta in centro città.

La sistemazione per questa e la prossima notte sarà al Comfort Hotel: prenotato tramite Booking a 77€ a notte. È un hotel senza troppe pretese ma pulito situato in centro città e con un’ottima colazione inclusa.

Sistemati i bagagli, prima di esplorare il centro, facciamo tappa nel negozio Intersport per comprare l’ultimo oggetto che completerà il nostro equipaggiamento, indispensabile per tutta la durata del nostro viaggio: la bombola a gas per il fornellino. Le bombole non possone essere trasportate in stiva, ne’ tantomento in cabina quindi è obbligatorio procurarsela dopo ogni volo.

Stavanger è una cittadina tranquilla, la sua parte più bella e caratteristica, a nostro parere, è lo storico quartiere Gamle, pieno di casette in legno dipinte di bianco risalenti al diciottesimo secolo.

Tutta questa è solo una piccola introduzione per dare un contesto alla vera protagonista dell’articolo: l’escursione a Kjerag! Per raggiungere e, se ne avete il coraggio, rimanere in equilibrio sul vertiginoso Kjeragbolten.

Come Raggiungere Kjeragbolten?

Se non intendete affittare una macchina, la scelta migliore è affidarsi alla compagnia Tide Raiser che, per 630 NOK (64€) a persona, effettua una servizio bus (solo in alta stagione). Parte da Stavanger alle 7:30 e torna in città alle 19:00, dandovi il tempo di effettuare il trekking a Kjerag in tutta tranquillità (per tutte le info e per prenotare andate a questo link). La tratta percorsa in bus è di circa 300 km tra andata e ritorno.

In qualsiasi modo arriviate, il punto di partenza è uno solo: un’ampia area parcheggio con bagni e bar/ristorante.

Per facilitarvi con la descrizione abbiamo creato una mappa tridimensionale del percorso con dati principali dell’escursione.

Come potete vedere, il sentiero ha per la maggior parte un andamento altalenante: si guadagna inizialmente quota (primo tratto rosso) per poi riperderla (tratto verde); dopo di che la cosa si ripete un’altra volta prima dell’ultima e più difficile salita (ultimo tratto rosso). Il percorso, infatti, prevede l’attraversamento trasversale di due vallate prima di raggiungere l’altopiano finale, che finalmente vi porterà senza troppa fatica fino al Kjeragbolten.

L’escursione se si è ben attrezzati ed allenati non è impegnativa. Nei tratti più scoscesi e pericolosi sono state predisposte delle catene metalliche che, fungendo da mancorrenti, aiutano a non perdere l’equilibrio e scivolare. Per l’orientamento basta seguire le tracce rosse o le decine di persone che vi precedono lungo il percorso.

Vista sul primo vallone

Vento forte e pioggia incessante, come nel nostro caso, possono rendere davvero difficoltoso il sentiero. La roccia di questa regione, essendo molto liscia, crea una combo perfetta in presenza di pioggia: se non si hanno scarpe con suole adeguate può diventare davvero difficile avanzare; questo è un consiglio che vi diamo per esperienza personale: durante il rientro abbiamo infatti incrociato diversi asiatici in jeans e sneakers che riuscivano appena a stare in piedi. A quel punto i più saggi hanno giustamente deciso di fare dietrofront e abbandonare l’impresa. Ai più temerari che hanno deciso di proseguire ci avrà invece pensato la selezione naturale, scherziamo ovviamente!

Vista dell’altopiano appena dopo l’ultima salita

Dopo aver percorso il canalone finale la prima vista del Kjeragbolten lascia letteralmente senza fiato (davvero!). Essendoci poca gente cogliamo subito l’occasione per farci forza e spuntare una voce dell’infinita lista di cose da fare prima di morire. L’emozione quando ci si appresta a salire è palpabile, anche perchè qui non si scherza: non ci sono effetti ottici di prospettiva o cose simili, sotto questo masso si trovano ben 984 metri di vuoto purissimo; nessuna protezione o rete vi può salvare da una possibile caduta. Se non vi sentite di farlo, non fatelo! Vi assicuro che l’escursione e il panorama valgono comunque la giornata.

Ogni passo è misurato con cautela, ci si muove come a rallentatore. Ciò che stupisce posando il primo piede sul masso è una sensazione di stabilità e sicurezza inaspettata. Il piano di appoggio è più ampio di quanto ci si possa aspettare, la presenza delle pareti laterali da quasi una sensazione di protezione; il tutto permette di posizionarsi per le varie foto di rito senza troppi problemi. Guardate giù solo se siete certi di non soffrire di vertigini.

Detto ciò rimane un’esperienza adrenalica notevole, tanto che, come tutte le esperienze di questo tipo, una volta tornati sulla “terra ferma”, si sente subito il bisogno di risalirci.

La seconda volta decidiamo di farlo insieme, affidando la macchina fotografica nelle mani di un’esperta giapponese che ci ha regalato questo scatto: una delle foto più belle del viaggio, non tanto per la qualità o la composizione, ma per tutto quello che quell’immagine rappresenta.

Oltre al celebre masso quest’area ha molto di più da regalare: un punto panoramico eccezionale dal quale ammirare uno scorcio del fiordo sottostante e la cascata Kjeragfossen, una delle cascate più alte al mondo (715 metri), un singolo salto d’acqua che vaporizza prima di toccare terra e che da’ il meglio di sé durante la stagione estiva, grazie allo scioglimento dei nevai.

Nota di merito a Tide Raiser: il suo bus permette di iniziare l’escursione con un orario abbastanza strategico; se manterrete un buon passo riuscirete ad essere tra i primi della giornata a raggiungere il Kjeragbolten, evitandovi cosi la ressa che si è creata poco dopo il nostro arrivo.

Eccovi un dietro le quinte.

Se arrivate in anticipo, come nel nostro caso, potete comodamente attendere l’ora di ripartenza dell’autobus consumando qualcosina all’interno del bar/ristorante: i prezzi non sono esagerati (per i canoni norvegesi) e la sala centrale ha delle vetrate a sbalzo con un bellissimo panorama sulla valle sottostante.

Tornati a Stavanger stanchi morti godiamo per l’ultima volta della comodità di un letto perchè per 5 notti non ne vedremo più uno; il vero viaggio avventuroso comincia dal prossimo articolo!

Ps: Se, oltre alle foto, desiderate vedere il video della nostra escursione a Kjeragbolten eccolo qui!

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https://melaviaggio.it/2018/03/25/salire-sul-kjeragbolten-la-roccia-incastrata-sul-fiordo-norvegese/

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