Dormire a Preikestolen: come vedere Pulpit Rock senza turisti

Risvegliati nel nostro hotel di Stavanger, dopo un’abbondante colazione, preparariamo i nostri zaini da trekking per affrontare la prossima impresa: Preikestolen, anche soprannominata Pulpit Rock per la sua forma che, effettivamente senza bisogno di troppa fantasia, ricorda un pulpito. È una delle mete e dei panorami più famosi in tutta la Norvegia, in grado di attrare ogni anno centinaia di migliaia di turisti da tutto il mondo. La maggior parte del turismo di Stavanger infatti è strettamente collegato a quest’attrazione naturale.

Come raggiungere Preikestolen da Stavanger?

Basta dirigersi al molo in cui viene effettuata la tratta Stavanger-Tau, tramite un battello della compagnia Norled. Il biglietto si fa direttamente sull’imbarcazione e il semplice passaggio ponte costa 56 NOK a persona (6€). Gli orari  potete trovarli qui.

Una volta arrivati a Tau (dopo circa 40 minuti di navigazione) è tutto facile e ben organizzato: ci sarà un bus ad attendere (nel nostro caso addirittura due), pagate il biglietto sempre sul mezzo e in 20 minuti vi ritroverete al Pulpit Rock Parking, a pochi metri dall’inizio del sentiero per Preikestolen.

Trekking a Preikestolen, cosa aspettarsi?

Il percorso di trekking per raggiungere questo famoso punto panoramico è molto bello, curato ed accessibile a tutti: la maggior parte del sentiero è ricoperto in pietra e sono presenti pedane il legno per attraversare le zone paludose.

Il dislivello totale è di 500 metri circa, per uno sviluppo orizzontale di 8 km (tra andata e ritorno): camminata quindi fattibile anche dai meno esperti (tanto che abbiamo incontrato diversi bambini e cani nel tragitto).

Carichi come dei muli, iniziamo la salita con cautela, risparmiando il più possibile le energie, senza sottovalutare la semplicità del percorso. A differenza del trekking del giorno prima a Kjerag (link articolo), quello del Preikestolen si addentra inzialmente attraverso un terreno boschivo molto suggestivo.

Solo dopo l’ultima salitona finale, momento in cui inizia anche a diluviare, gli alberi si diradano lasciando spazio a grossi lastroni di roccia e laghetti disseminati qua e là.

Il sentiero è molto affollato, soprattutto nelle zone in cui si deve rallentare a causa di una maggior pendenza. Anche qui, forse più che in ogni altro luogo visitato durante la vacanza, la quantità di turisti totalmente sprovvisti di attrezatura adeguata è davvero allarmante.

Non per nulla, l’efficientissimo ente del turismo norvegese, tramite il sito Visitnorway ha iniziato negli ultimi anni una campagna informativa per divulgare almeno le basi per affrontare il trekking in sicurezza, chiamata appunto “safety first”, nella speranza di sensibilizzare i turisti meno attenti con video e istruzioni a prova di deficiente. Se volete dare un’occhiata vi lasciamo qui il link.

Torniamo a noi. Nonostante il meteo avverso, procediamo con relativa facilità lungo il percorso e quasi senza accorgerci raggiungiamo finalmente il bordo del pendio che si affaccia a picco sul Lysefjord; a pochi metri, sulla nostra destra, il mitico Preikestolen!

Che ci crediate o no, l’esperienza più vertiginosa mai provata in tutta la vita, senza dubbio più di Trollunga (che raggiungeremo nei prossimi articoli), e forse anche più di Kjeragbolten.

 

Il senso di disagio quando ci si sporge per guardare giù è impressionante: il corpo si irrigisce, la testa si fa pesante e gli occhi si spalancano alla vista di 600 metri di vuoto. L’unica spiegazione che ci siamo dati a riguardo è che il terrazzamento, pur essendo decisamente piatto per essere stato creato dalla natura, ha una  leggera pendenza negativa sull’ estremità che si affaccia sul fiordo, che basta a dare quella leggera ma terrificante sensazione di scivolamento verso il basso.

 

Sappiate fin da subito che, soprattutto nella stagione estiva, i turisti che affollano l’attrazione non sono mai pochi. Una volta raggiunto il Pulpito sarete obbligati a codividere spazi ristretti con molte altre persone, in netto contrasto con la pace e il senso di libertà che richiederebbe un ambiente così vasto e panoramico come quello che avrete di fronte.

Per non sentirsi così sacrificati e per godersi a pieno questa meraviglia della natura abbiamo escogitato  e attuato due soluzioni:

  • Ammirare il Preikestolen….ma non dal Preikestolen

Cosa significa? Semplice, come la vista migliore della Tour Eiffel non si ha quando si è sopra, lo stesso vale in questo caso: dopo aver rischiato la vita sporgendovi in tutti i modi che desidererete dalla roccia, lasciate la ressa, tornate indietro di una decina di metri e proseguite per il sentiero con la T rossa che avete abbandonato. Il sentiero infatti non termina lì a Preikestolen ma prosegue sulle rocce che si trovano alle sue spalle, dandovi la possibilità di raggiungere punti panoramici e scorci bellissimi che vi permetteranno di apprezzare meglio le proporzioni di questa roccia immensa, lontani dal via vai dei visitatori.

  • Piantare una tenda, aspettare che tutti se ne vadano via e poi goderselo tutto per sé

Sappiamo bene che la cosa non lascia molto spazio all’improvvisazione ma ve lo spieghiamo prima apposta. Fidatevi che la sola esperienza vale l’intero viaggio.

Il luogo perfetto per posizionare la tenda, a patto che non ci sia vento, è esattamente sopra il Preikestolen: sarà così l’ultima cosa che vedrete prima di addormentarvi e la prima al vostro risveglio.

Lì sopra potrete osservare tutto dall’alto e guardare le persone che pian piano diminuiscono fino a lasciare la terrazza più famosa della Norvegia completamente deserta: uno spettacolo davvero difficile da dimenticare.

 

Il primo video sulla Norvegia (Backpacking in Norway part I) si conclude proprio qui, guardatelo!

 

Passiamo ora a descrivervi il lato un pò più pratico dell’esperienza “campeggio libero in Norvegia”.

Cosa e come mangiamo?

Tutte le nostre cene che precedono una notte in tenda, saranno a base di Buitoni Yakisoba; per chi non lo sapesse stiamo parlando di noodles istananei ispirati alla cucina giapponese conditi con verdure salsa di soia, soluzione non sanissima senza dubbio, ma che si è rivelata perfetta sotto molti aspetti:  poco ingombrante, leggera ed economica prima di tutto. Una confezione a testa (da 2 porzioni) è sempre bastata a saziarci e soddisfarci. Grazie al bollitore JetBoil avevamo un piatto caldo e si, sorprendentemente, anche buono in meno di 10 minuti.

La mattina dopo ci godiamo le prime luci della giornata e consumiamo la nostra prima e ultima colazione con vista Lysefjord: latte in polvere con Nesquick e biscotti.

Ok se non l’avete ancora intuito ve lo diciamo noi: se pensavate di fare campeggio libero e allo stesso tempo mangiare bene rassegnatevi, non è così; ad ogni modo fidatevi e consolatevi perchè tutto quello che abbiamo fatto saremmo disposti a rifarlo da capo oggi stesso pur di rivivere certi momenti.

Con calma smontiamo la tenda, rifacciamo gli zaini e, salutato per l’ultima volta Preikestolen ed il suo bellissimo Lysefjord, ci dirigiamo al parcheggio dal quale abbiamo iniziato la scarpinata il giorno prima. Prossima meta? Trolltunga! Terza e ultima rock star del nostro viaggio.

Come andare da Preikestolen a Trolltunga ve lo spieghiamo nel prossimo articolo!

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https://melaviaggio.it/2018/03/28/dormire-a-preikestolen-come-vedere-la-pulpit-rock-senza-turisti/

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