Trekking a Trolltunga: salire sulla lingua di roccia norvegese

GIORNO 3 – DA PREIKESTOLEN A TROLLTUNGA

Ci eravamo lasciati al Pulpit Rock Parking, appena tornati dalla nottata passata su Preikestolen.

Se siete finiti qui per caso vi consigliamo di leggere prima l’articolo precedente, non ve ne pentirete!

Arrivati al parcheggio con netto anticipo, troviamo il modo di occupare il tempo fino alla partenza del nostro bus. Che bus direte voi? Ora ci spieghiamo meglio. Il bus in questione permette di rispondere ad uno dei quesiti chiave dell’intero viaggio: come andare da Preikestolen a Trollunga senza affittare una macchina?

Chi ci viene in contro è, di nuovo, la compagnia Tide Raiser, alla quale ci siamo già affidati per l’escursione a Kjeragbolten, che offre un servizio chiamato “Trolltunga – Preikstolen Express”, in grado di collegare efficacemente queste due mete turistiche isolate e lontane una dall’altra (200 km).

La partenza è alle 14:45 dal Pulpit Rock Parking, l’arrivo alle 19:20 a Odda, piccola cittadina sull’Hardangerfjord, punto di sosta e appoggio perfetto per intraprendere la lunga camminata per Trolltunga.

Quattro ore e mezza per fare 200 km, alla faccia dell’Express starete pensando in questo momento. Se però considerate la strada montana che si snoda in una regione continuamente interrotta da fiordi e laghi, le procedure di imbarco e sbarco del pullman per attraversare un fiordo su un battello e quel quarto d’ora di pausa per sgranchirsi le gambe, alla fine il tempo impiegato si può considerare più che onesto.

Prezzo della tratta a persona? 695 NOK (70€). La Norvegia costa ragazzi, dobbiamo farcene una ragione. In compenso, sappiate che vedrete lungo il percorso luoghi e panorami meravigliosi.

Intanto, in attesa dell’autobus facciamo la conoscenza di Pietro e Valerio: due deficienti patentati che da li a poco sarebbero inaspettatamente diventati, per diversi giorni, nostri compagni di avventura. Sono in Norvegia per il loro viaggio di “maturità”. Si erano ripromessi di salire insieme su Trolltunga, chiamata da loro la rupe dei re da “Il Re Leone”, ed effettivamente stavano per mantenere la parola.

Dopo l’intero pomeriggio di viaggio (arrivati a Odda puntuali), ci catapultiamo al market SPAR (feriali 6:30-22, sabato 8-20) per fare rifornimento e comprare qualcosa per la cena.

Da li camminiamo un paio di chilometri verso sud per raggiungere l’Odda Camping (oddacamping.no) in cui pianteremo la nostra tenda per questa notte. Abbiamo optato per un campeggio per 2 motivi:

– per fare campeggio libero vanno rispettate determinate regole, una tra queste afferma che se si decide di piazzare una tenda, questa devetrovarsi ad almeno 150 metri di distanza dall’abitazione più vicina; capite bene che in un paesino al centro di un fiordo come Odda, trovare un luogo ideale è davvero complicato.

– l’indomani il nostro traferimento dal paese al punto di partenza per il trekking a Trolltunga sarebbe proprio partito dall’Odda Camping.

Già che ci siamo vi spieghiamo anche come andare da Odda a Skjeggedal (starting point per il trekking a Trolltunga): esiste sempre un pullman messo a disposizione dall’impresa Odda Taxi che partendo dall’Odda Camping (fantasiosi sti norvegesi) compie varie fermate fino ad arrivare a Skjeggedal. Noi abbiamo comprato il biglietto in anticipo sul sito oddataxi.no, tuttavia abbiamo notato che può essere acquistato direttamente a bordo, anche in contanti.

Il servizio, a partire da metà giugno in poi, offre due partenze ogni mattina: una alle 6:10 e una alle 7:35 con arrivo a Skjeggedal indicativamente dopo 30/40 minuti. Non esistono partenze più “comode” per un semplice motivo: raggiungere e tornare indietro da Trolltunga richiede dalle 10 alle 12 ore; partire più tardi, in caso di qualsiasi imprevisto, comporterebbe un rientro con scarsa illuminazione e conseguente alto pericolo.

Per tutte le informazioni sul trasporto cliccate qui.

Dopo una cena in compagnia di altri viaggiatori e una bella dormita dentro la nostra tendina piazzata sulla soffice erba verde del campeggio, è arrivato il momento di intraprendere una delle sfide più grandi del viaggio: il trekking a Trolltunga (che già è impagnativo) con tanto di zainone da 20 kg sulle spalle.

GIORNO 4 – SALITA A TROLLTUNGA

Ci portiamo tutto dietro perchè, anche questa volta, dormiremo su in tenda. Il motivo è sempre lo stesso: essere li quando i visitatori cominciano a tornare indietro per assicurarsi la miglior esperienza possibile.

Per Trolltunga, rispetto a Preikestolen, la presenza di un grande numero di turisti è ancora più problematica. Essendo solo una lingua di roccia, in alta stagione è probabile che si formi una lunghissima e lenta coda a partire dalla base della formazione rocciosa, tutto per scattare la foto che immortali l’impresa.

Bando le ciance e iniziamo a camminare!

Per aiutarvi nella descrizione del percorso, inseriamo una cartina tridimensionale con il sentiero e varie informazioni utili.

Il dato che spaventa di più è senza dubbio lo sviluppo orizzontale di 22 Km (andata e ritorno).

Dopo un tratto iniziale ripidissimo attraverso un sentiero molto fangoso dotato di corde per evitare di scivolare, si raggiunge il primo altopiano con appena un chilometro orizzontale percorso ma ben 400 metri di dislivello già in tasca.

Giusto il tempo di riprendere fiato e il sentiero torna a rampare su un lastrone  di roccia liscia per altri 200 metri circa. Vedere alla fine della salita il cartello segnaletico che indica ancora 7 km mancanti e solo 4 percorsi vi farà perdere le speranze ma non mollate perché il peggio è passato: dopo il secondo tratto rosso infatti, il sentiero diventa praticamente pianeggiante con qualche salita e discesa qua e là, niente di impossibile anche con uno zaino di 20 kg.

Il panorama che poi vi si aprirà davanti è qualcosa di indescrivibile.

Le acque piattissime del lago Ringendal che riflettono come uno specchio il panorama circostante; la natura totalmente incontaminata in cui si è immersi ti fa sentire lontano da tutto e tutti, quasi in un altro pianeta.

Per questo e per tanti altri motivi, quello di Trolltunga è stato in assoluto il trekking più appagante e impressionante…davvero difficile da dimenticare.

Consiglio: lungo il percorso fermatevi a fare rifornimento d’acqua lungo le piccole cascate che dovrete attraversare: probabilmente una delle acque più buone mai bevute!

Finalmente dopo diverse ore di camminata arriviamo a destinazione. Come ci si poteva aspettare, di gente ce n’è e anche tanta. Decidiamo quindi di andare a cercare un posticino per posizionare la tenda e tornare poco dopo.

Camminando altri 5 minuti alle spalle della formazione rocciosa è presente un piccolo rifugio in legno, purtroppo molto sporco e mal tenuto. Tenetelo in considerazione nel caso proprio quella notte ci fosse il diluvio universale.

Montata la tenda e fatta una copertura antispifferi con delle lose trovate nei paraggi, è arrivato il momento di salire su Trolltunga.

La prima cosa da dire è che muovendo i primi passi sulla lingua non c’è alcuna senzazione spaventosa, anzi; la lastra è molto più larga di quanto uno si possa aspettare dalle foto. Il punto da cui tutti si posizionano per scattare rende però la pietra sorprendentemente fotogenica e con una silouette veramente allungata.

Se la forma è più un effetto ottico certamente il vuoto sottostante è più che reale. Tuttavia sporgersi, in modo anche evidente, non ci ha dato quel brivido di disagio avuto su Preikestolen; complice il fatto che la roccia abbia un’inclinazione positiva man mano che si raggiunge l’estremita (per capirci, dovrete camminare in salita per arrivare alla punta). Questo permetterà di sporgervi senza grossi problemi e sensi di vertigine.

La notte che passeremo sarà quella più fredda di tutto il viaggio, probabilmente vicina allo zero termico. Considerate che il 31 luglio c’erano dei cumuli di neve non ancora sciolti nelle vicinanze della tenda.

La cosa più curiosa del pernottamento è stato andare a dormire convinti di trovarsi in un ambiente di alta montagna ma svegiarsi la mattina con il verso dei gabbiani. Assurdo, ma nemmeno poi così troppo considerando che ci trovavamo solo a 1100 metri di altitudine e il fiordo più vicino era a meno di 20 km in linea d’aria.

GIORNO 5 – DISCESA DA TROLLTUNGA

Ci incamminiamo alle prime luci dell’alba grazie all’indispensabile torcia frontale e incrociamo i primi visitatori lungo il secondo salitone intorno alle 8 di mattina.

Arrivati a Skjeggedal (punto di partenza e arrivo del trekking) intorno alle 9, non erano presenti, come previsto, mezzi pubblici per tornare a Tyssedal, punto in cui risaliremo su un bus per raggiungere la nostra meta del giorno.

Come fare dunque? La situazione ci ha costretto a fare ricorso ad una pratica comunissima in Norvegia tra i backpackers: l’autostop!

Prendiamo così un foglio e il pennarello portati apposta per l’occasione e scriviamo bello grosso: TYSSEDAL. Nemmeno il tempo di alzare il cartello che una una bellissima Volvo XC90 nuova di zecca si ferma davanti alle nostre facce incredule: alla guida un simpatico americano del Michigan in compagnia di suo nipote, che aveva accompagnato i genitori alla partenza per l’escursione.

Classica fortuna del principiante, abbiamo subito pensato; tuttavia, il giorno dopo ci siamo dovuti ricredere perchè per la seconda volta siamo riusciti a procurarci un passaggio entro 5 minuti dall’esibizione del cartello. La Norvegia è una nazione sicura per fare hitchhiking, tra le più sicure del mondo; se non avete quindi alternative di trasporto o semplicemente volete contenere un pò il budget vi assicuriamo che questa è la nazione giusta per provarci!


Consigli per fare autostop

Se volete assicurarvi un passaggio nel minor tempo possibile seguite tre regole importanti:

1.Scrivere sempre un cartello dichiarando la vostra destinazione invece di alzare semplicemente un pollice: oltre a sembrare dei viaggiatori più seri e a mettere subito le cose in chiaro, il guidatore dovrà rallentare per leggere cosa avete scritto e avrà inconsapevolmente più tempo per decidere di accostare.

2.Cercate di mantenere una faccia serena e sorridente, di uno che sa bene cosa sta facendo; state sempre in piedi e con il cartello bene in vista: stare seduti o accasciati e con le facce tristi non farà altro che comunicare un’aria trasandata che a nessuno piace.

3.Se siete in compagnia di una ragazza, date il cartello a lei! Non serve nemmeno spiegare il motivo.


Dopo una bella chiacchierata in compagnia dei due americani sull’industria automobilistica italiana, li ringraziamo regalando un moschettone al bambino e ci prepariamo ad aspettare il nostro pullman alla fermata Tyssedal. Prossima destinazione: le cascate Voringfossen!

Continuate a seguire la nostra avventura con il prossimo articolo.

 

Seguiteci o metteteci un like!
Instagram
Facebook
Facebook
YouTube
YouTube
Follow by Email
Google+
https://melaviaggio.it/2018/04/05/trekking-a-trolltunga-salire-sulla-lingua-di-roccia-norvegese/

2 pensieri su “Trekking a Trolltunga: salire sulla lingua di roccia norvegese

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *