Bergen in 24 ore: dormire sul monte Floyen, mangiare al mercato del pesce e visitare Bryggen

Lasciandoci alle spalle le cascate Voringfossen e l’Hardangerfjord, di cui vi abbiamo parlato nell’ultimo articolo, continuiamo il nostro viaggio da backpackers.

Arriviamo a Bergen intorno alle 7 di sera; di nuovo in una città dopo diversi giorni immersi nella natura.

Hotel e ostelli a Bergen sono mediamente cari in alta stagione. Durante la progettazione dell’itinerario, dopo aver visto i prezzi indecenti su Booking, abbiamo pensato: come potremmo fare per risparmiare qualcosa sui pernottamenti anche in città?

Tenda e “ambaradan” vari già li avevamo, serviva solo un posto dove piazzarli. E visto che, come appena detto, il nostro è un viaggio da backpackers, decidiamo di arrivare fino in fondo e dormire in tenda anche in città!

Bergen, il cui centro si sviluppa direttamente attorno al suo porto, è circondata da 7 monti (praticamente come i colli di Roma). Uno di questi, il più vicino e il più famoso, è il monte Floyen.

Questo monte è una delle principali mete turistiche di Bergen perché dispone di uno stupendo punto panoramico che si affaccia dall’alto sulla città e sul fiordo; inoltre è facilmente raggiungibile dal centro grazie ad una funicolare che con 50 NOK e 8 minuti di tragitto vi porta comodamente in cima. Vi linkiamo il sito qui.

La maggior parte dei turisti sale, si gode la bella vista e torna giù, senza nemmeno sapere che a partire da quel punto panoramico si apre un mondo fatto di percorsi naturali tra laghi e foreste: quale luogo migliore per passare una notte?!

NOTA: il campeggio all’interno di alcune zone del parco è vietato, informarsi bene sul sito floyen.no

Il programma è quindi il seguente: passare la prima delle due notti a Bergen sul monte e la seconda in un ostello, giusto per farci una doccia e recuperare le forze per la seconda parte del viaggio “into the wild”.

Una volta ricongiunti in stazione con i compagni di viaggio romani, prendiamo la funicolare con una delle ultime salite della giornata. Appena arrivati in cima ci addentriamo nel bosco per cercare un posticino in cui piazzare la tenda.

Il luogo ha qualcosa di magico che è difficile spiegare a parole: un bosco di alberi fitti e sottili ricoperti di muschio e immersi nella nebbiolina, giochi per bambini isolati, facce di troll e streghe che sbucano dai tronchi degli alberi e cartelli a dir poco inquietanti.

Una volta piazzato tutto e cenato nell’area attrezzata torniamo al punto panoramico per goderci lo spettacolo notturno, completamente soli.

La notte al monte Floyen è stata una delle più umide di tutto il viaggio, complici il bosco e la fitta pioggia che cade spesso in questa regione della Norvegia. Ma noi non ci lamentiamo. La serata è stata comunque indimenticabile con il bosco e il panorama tutti per noi, in compagnia dei nostri nuovi compagni di viaggio romani.

Il giorno seguente, le alternative per tornare in città sono due: è possibile scendere a piedi o con la funicolare. Noi decidiamo di prendere la funicolare (dato che di chilometri ne abbiamo già macinati tanti e ce ne aspettano ancora molti!). Il giorno prima non abbiamo fatto il biglietto di andata e ritorno perché ha validità solo per il giorno in cui lo si acquista.

Tornati in città ci dirigiamo alla Marken Guesthouse uno dei principali e più economici ostelli della capitale dei fiordi. Economico si fa per dire perché ci è costato 80 euro per una stanza con letto a castello e bagno condiviso.

Ed ecco che finalmente arriva il momento di visitare il bellissimo centro di Bergen. Le vie che dall’ostello ci portano al centro sono veramente caratteristiche e romantiche.

Dopo pochi minuti raggiungiamo il porto, il vero centro della città, punto nevralgico commerciale e turistico di Bergen. Intorno al porto si sviluppano infatti i punti di interesse principali: Bryggen e il mercato del pesce.

Sul panorama del porto spicca il famosissimo quartiere di Bryggen: le caratteristiche case in legno patrimonio mondiale UNESCO. Questo quartiere, il più antico di Bergen, era il luogo chiave per il commercio con l’Europa: i norvegesi avevano bisogno dei cereali, gli europei invece volevano lo stoccafisso.

Pur conservando le strutture originali, Bryggen si è ora trasformato in un’attrazione puramente turistica. Tuttavia i negozi di souvenir lasciano fortunatamente spazio ad attività di artigianato locale, alcuni anche molto originali come i venditori di pellicce, teste di animali e oggetti da caccia vari. E anche in pieno agosto troverete i tipici negozietti di natale con palline, addobbi di tutti i generi e spirito natalizio anticipato.

A pochi passi da Bryggen si trova il mercato del pesce, un’istituzione qui in città. Per questo motivo è preso d’assalto dai turisti, in particolare è pieno di persone provenienti dalle navi da crociera che fanno scalo al porto.

Passeggiando per il mercato all’aperto notiamo che a servire dietro i banchi non c’è neanche un norvegese ma solo ragazzi italiani e qualche spagnolo.

Nella parte sinistra del porto il mercato si è recentemente ampliato con una moderna costruzione che ospita un gigantesco centro informazioni turistiche al piano superiore mentre sotto, banchi al coperto fissi e ristorantini. Tra questi un certo Fish Me attira la nostra attenzione, sia per i prezzi relativamente “onesti” che per l’interessante menù. Decidiamo di accomodarci concedendoci così il nostro primo (e quasi unico) pasto in un ristorante, dall’inizio del viaggio. Che poi non è un vero e proprio ristorante ma piuttosto dei tavoli all’interno del mercato al coperto, però i prezzi sono a tutti gli effetti quelli di un ristorante.

Ordiniamo un filetto di salmone in salsa teriyaki (160 NOK), un pezzo di King Crab (prezzo in base al peso), il granchio reale che si trova solo nei mari del nord, e (vegani stateci lontani) spezzatino di balena in salsa piccante (260 NOK). Tranquilli! Nessun maltrattamento in vista. Anche noi, non essendoci informati prima, rimaniamo inizialmente stupiti da questa voce del menu. I ragazzi, però, ci spiegano che la caccia e la consumazione di determinate razze di balena è perfettamente legale in Norvegia, come nel caso della minke whale, quella che stavamo per assaggiare.

Il salmone era straordinario: molto gustoso, non come quelli che mangiamo in Italia che in confronto sembrano annacquati.

La balena…difficile descriverla: essendo un mammifero, ha una composizione totalmente diversa da quella di un pesce; proprio per questo motivo va considerata a tutti gli effetti carne. Quello che abbiamo assaggiato era come uno spezzatino ma dal sapore molto più leggero e delicato, caratteristico dei prodotti ittici.

Il King Crab: molto buono e polposo. Viene servito al naturale con del burro fuso che permette di sentirne la sapidità del mare.

King Crab prima…
…e dopo

Finito il pranzo facciamo un giro per la città spingendoci un po’ fuori dal centro ma torniamo presto indietro perché non c’è molto da vedere oltre la zona del porto.

Prima di lasciare la città facciamo un ultimo giro tra i negozi di souvenir e al mercato del pesce. Il bottino consiste in un adesivo di un alce, che Mirko ha attaccato dietro la macchina da quando siamo tornati dalla Norvegia, e tre salami diversi (renna, alce e balena) da fare assaggiare a casa.

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