Trekking a Breiskrednosi: la Norvegia dei fiordi non turistica

Se avete già programmato, o percorso, i trekking per le più famose Rock Star norvegesi (Preikestolen, Kjeragbolten e Trolltunga) e cercate qualcosa di ancora più wild allora siete sulla pagina giusta!

Dopo aver ammirato il Nærøfjord dal basso con il kayak e aver riposato con la nostra tendina sulla riva di uno dei fiordi più spettacolari del pianeta, siamo pronti per affrontare quelli che saranno i due giorni più faticosi del viaggio.

Obiettivo del giorno: Breiskrednosi! Siamo sicuri che, diversamente da come potrebbe essere con Preikestolen o Trolltunga, il 99,999% dei lettori non avrà nemmeno mai letto né sentito questo nome. E c’è poco da stupirsi! Su internet le informazioni a riguardo sono pressoché nulle.

Per capirci, questo è il primo articolo in italiano a parlarne!

La foto è stata scattata dal punto in cui abbiamo passato la notte. La cima rocciosa più alta che si vede al centro della foto è la nostra meta: Breiskrednosi

Come abbiamo fatto dunque a scovare questo luogo cosi unico? Curiosando come al solito su Instagram, cercando foto ispiratrici sull’escursione di Preikestolen, finiamo su un profilo di un certo Overlandscape, un norvegese, più precisamente di Bergen, con la passione per lo sci e il trekking. Hans Herik, questo è il suo vero nome, posta continuamente panorami e paesaggi della sua bellissima terra. Tra le tante foto del profilo ci colpisce in particolare uno scorcio mai visto prima del Nærøfjord, insolito perché fotografato dall’alto; tra gli hashtag compariva appunto questo #breiskrednosi.                                Oltre alla foto che subito ci ha incuriosito, Overlandscape lo commentava così: “di gran lunga il mio luogo preferito sulla terra” (“my favorite place on earth so far”).
Tenendo conto delle meraviglie naturali alla quale sono abituati i norvegesi, la cosa cominciava a sembrare davvero allettante. In fondo…chi siamo noi per non fidarci di un local?!

Approfondendo ulteriormente la ricerca scopriamo che il buon Hans Herik aveva caricato pure una traccia GPS con tutti i dati del percorso per raggiungere il punto panoramico sul sito peakbook.
Breiskrednosi alla fine non era solamente un hashtag, un paese o una località generica, è proprio una vetta! Una montagna che si affaccia a strapiombo sul Nærøfjord con i suoi 1189 metri sul livello del mare.

Non ci restava che andare e partire per il trekking che probabilmente ci ha lasciato più a bocca aperta in tutto il viaggio, tanto che, fino ad oggi, Mirko lo ha eletto come luogo in cui vorrebbe che fossero sparse le sue ceneri (non scherziamo!).

Attenzione: il percorso prevede lunghi tratti non segnati da alcun sentiero o traccia. In caso di poca visibilità orientarsi diventerebbe complicatissimo, se non impossibile. Non è un trekking semplice, non tanto per la difficolta – sono comunque 1189 metri di dislivello, quindi non è proprio una passeggiata – ma per il fatto che, essendo un percorso poco battuto e praticamente sconosciuto al turismo, da un certo punto in poi la traccia sparisce e l’unico strumento su cui fare affidamento sarà il vostro orientamento. Se trovate nuvole basse o maltempo fate la cosa più intelligente: tornate indietro!

La salita

Partiamo da Bakka, un piccolo agglomerato di case sulla riva del fiordo dove abbiamo passato la notte.

Da qui, proseguendo lungo la strada da cui siamo arrivati il giorno prima, si trovano dei cartelli informativi e le indicazioni per Rimstigen, un percorso che in meno di 3 chilometri, raggiunge 700 metri sul livello del mare.

Il sentiero, molto scosceso, permette di osservare il fiordo da diversi punti panoramici. Alla fine del percorso si trova una cassettina in legno che conserva all’interno il “quaderno di vetta”.

Dal libro di vetta in poi il sentiero comincia a farsi sempre meno evidente fino a sparire tra i cespugli di mirtilli, assaggiateli, sono fantastici! Seguite quel poco di traccia che rimane puntando alla cascata che troverete alla vostra destra. Il sentiero tornerà ad essere visibile con dei tornanti alla sinistra della cascata.

Una volta arrivati in cima alla cascata vi troverete davanti un lago circondato da neve perenne (erano i primi di Agosto). Accaldati e affaticati dalla camminata cogliamo l’occasione per rinfrescarci con un bagno nudi nelle acque glaciali del lago: traumatizzante ma rigenerante! (guardate il video in fondo se volete farvi due risate).
Ah giusto per dovere di cronaca: l’essere umano più vicino a noi era distante chilometri. Difficilmente troverete anima viva lungo il percorso.

Proseguite il trekking costeggiando il lago sulla destra, arrivati in fondo cominciate a guadagnare quota percorrendo il vallone pietroso che vi si aprirà sulla vostra destra. Il tragitto prosegue su un altopiano con leggere pendenze e guadagni e perdite di quota ripetuti, i vostri scarponi pesteranno qualsiasi tipologia di suolo montano: prima morbidi muschi, poi pietraie, neve, ghiaccio; tutto, a parte un sentiero battuto.

Superata l’ennesima montagnola scorgiamo finalmente la punta di Breiskredonsi, vicinissima, che ci saluta con un bellissimo arcobaleno nelle vicinanze.

Stremati dalla giornata di cammino e il peso dello zaino, raccogliamo le ultime forze arrampicandoci sulle rocce fino a raggiungere la cima.

Il panorama una volta che ci si affaccia sul fiordo lascia letteralmente senza parole, difficile descriverlo; uno di quei luoghi che ti fanno sentire un granello di sabbia nell’infinito ma che allo stesso tempo ti rende parte di qualcosa di straordinario e superiore. In lontananza solo rumore di acqua che scorre. Tutto intorno, a 360 gradi, solamente cielo, sole nuvole acqua e terra. Sembra tutto distante.

Solo affacciandosi e strizzando gli occhi si riescono a scorgere in lontananza segni di civiltà, Bakka in particolare, il piccolo paesino sulla riva del fiordo nel quale ci siamo svegliati la mattina stessa, tutto questo dava un senso di completezza, come un cerchio invisibile creato lungo la giornata che va a chiudersi.

Il fiordo è impressionante: una crepa, un taglio, uno squarcio, una ferita aperta, stretta, nera e profonda che strappa a metà la montagna.

Nel frattempo il sole inizia a calare e a nascondersi tra le nuvole filtrando la luce e cambiando continuamente la percezione del panorama e dei suoi colori.
Nonostante il freddo che cominciava a farsi sentire non siamo riusciti a chiuderci in tenda con tutta quella bellezza che avevamo attorno, decidiamo cosi di rimanere a mangiare fuori ed attendere che il sole tramontasse dietro l’altopiano innevato. Questa, senza ombra di dubbio, è stata la serata più bella di tutto il viaggio.

Una volta entrati in tenda, stanchi morti, crolliamo di sonno senza nemmeno accorgercene. Solo il tempo di impostare la sveglia alle 5 mattina.

Ci svegliamo quando è ancora tutto buio. Ancora una volta prima di lasciare quel luogo perfetto, ci affacciamo sul fiordo: buio pesto, solo piccole luci di qualche casetta sulle rive del fiordo che brillano in lontananza e si riflettono sulle acque nere del Nærøfjord.

La discesa

A differenza della traccia di Overlanscape, il nostro percorso prevede di non tornare da dove siamo arrivati il giorno prima ma proseguire il percorso dalla parte opposta, per ritornare sulle rive del fiordo, a Dyrdal.

Il programma della mattinata è il seguente: scendere dalla cima di Breiskrednosi al buio, con il solo ausilio di una torcia frontale, senza cadere e scivolare sulle rocce. Una volta giù, trovare un modo per superare l’enorme lago che nelle foto precedenti sembrava una pozzanghera dietro la nostra tenda. Noi lo abbiamo fatto attraversando il torrente poco prima che sfociasse nel lago, creando delle pedane con i sassi nelle vicinanze.

Superato il lago arriva la parte più complicata: cominciare a perdere quota scendendo nella valle che vi troverete di fronte. In teoria un sentiero più o meno definito dovrebbe esserci, in pratica non lo abbiamo trovato. Risultato? Siamo scesi dritti a cannone in mezzo ai cespugli. L’idea in realtà non si è rivelata totalmente una cavolata: i cespugli oltre ad attutire e ammortizzare ogni passo avevano un grip inaspettato sulle suole, il che permetteva di scendere giù anche piuttosto velocemente rispetto ad un sentiero con i classici tornanti. Di contro c’era però il fatto che sti benedetti cespugli erano pieni d’acqua piovana (difficile trovare qualcosa di asciutto in Norvegia).

Arriviamo quindi a fondo valle, in prossimità di alcune baite d’alpeggio, completamente zuppi fino alle ginocchia. Svuotata l’acqua dagli scarponi e strizzato il più possibile le calze, proseguiamo il cammino lungo il fondo valle, seguendo un sentiero che costeggia il fiume e alla fine attraversa con un ponticello, portandosi alla sua sinistra. Dopo qualche centinaio di metri altre baite d’alpeggio abitate da un gregge di pecore. Il sentiero ad un certo punto finisce con una sbarra ed inizia una strada sterrata carrabile.

A quel punto proseguendo lungo la strada non siamo più soli perché una decina di pecore incuriosite dalla nostra presenza comincia a pedinarci senza sosta. Dopo qualche chilometro si accorgono che probabilmente non eravamo chiunque pensavano che fossimo e decidono di comune accordo di fare dietrofront per ritornare dalle compagne.

La strada serpeggia lungo la valle perdendo lentamente ma costantemente quota, gli arbusti e i licheni lasciano lo spazio a betulle e a pascoli verdi, fino a quando finalmente arriviamo a destinazione: Dyrdal.

Da Dyrdal a Flåm

Dyrdal è un piccolo paese che sorge isolato sulle rive del fiordo, talmente isolato da essere raggiungibile esclusivamente via mare; per questo motivo infatti, dispone di un piccolo attracco per i traghetti che effettuano la tratta Gudvangen-Flåm e viceversa, l’unico mezzo, a parte le imbarcazioni private, a collegare il paesino al resto del mondo.

Funziona così: si acquista il biglietto online sul sito Visitflam.com (consultate qui la time-table con tutti gli orari e informazioni che vi servono). I battelli elettrici super moderni non fanno fermate intermedie. A fermarsi a Dyrdal sono solo quelli classificati come classici. Attenzione ad essere li in orario perché come vedrete dalla tabella degli orari, ne passano solo un paio al giorno.

A sinistra il classico battello (quello che si ferma a Dyrdal), a destra il modernissimo traghetto elettrico

Una volta arrivati al molo, vi accoglierà presumibilmente il primo abitante che passa da quelle parti, (non sono molti sappiatelo). Al nostro arrivo, il primo a vederci è stato un fattore che, una volta sceso dal suo trattore scassato, si rivolge a noi con un inglese impeccabile domandandoci se avevamo bisogno del traghetto. A quel punto entra dentro una baracca in legno e preme un pulsante che fa accendere un faro lampeggiante sull’estremità del molo. Il traghetto che sarebbe arrivato da li a poco vedendo la luce, avrebbe cambiato rotta per venirci a prendere; è un molo a chiamata insomma: se c’è qualcuno il traghetto fa la fermata, in caso contrario prosegue il suo itinerario mantenendosi al centro del fiordo.

Ad un certo punto, in perfetto orario, ecco sbucare da dietro una parete del fiordo una vecchia imbarcazione chiamata Lady Elisabeth: il traghetto che ci avrebbe accompagnati attraversando il Nærøfjord e successivamente il Sognefjord fino a lasciarci al “capolinea”: Flam.

L’ultimo pensiero di questo articolo va ad Hans Herik, in arte Overlandscape. Anche se probabilmente non verrà mai a sapere della nostra esistenza e di quanto gli siamo grati, ci tenevamo a sfruttare questo spazio per ringraziarlo pubblicamente.
Grazie alle sue foto e alle utilissime informazioni messe a disposizione di chiunque, ha contribuito a regalarci la chicca più grande dell’intero viaggio, la ciliegina sulla torta che ha reso questo viaggio, già stupendo, indimenticabile.

Se anche solo un lettore deciderà di raggiungere Breiskrednosi dopo essersi imbattuto in questo articolo (se ciò dovesse mai accadere, scriveteci e fatecelo sapere!), sarà come passare lo stesso testimone che Overlandscape ci ha involontariamente e inconsciamente lasciato.

Perché alla fine aveva ragione, per merito suo abbiamo davvero scoperto uno dei luoghi più belli del pianeta.

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https://melaviaggio.it/2018/08/11/trekking-a-breiskrednosi-la-norvegia-dei-fiordi-non-turistica/

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